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Lui & Lei

Dolce Aurora


di Midi90
02.04.2026    |    614    |    0 9.2
"Mi sfilò l'ultimo indumento e si ritrovò davanti alla mia erezione, già prepotente..."
Lunedì pomeriggio arrivai a casa di Aurora. Ci eravamo accordati il giorno prima: l’avrei aiutata con l’impasto e avrei portato io le birre. Quando mi aprì la porta, rimasi un istante in silenzio a osservarla. Aurora ha 40 anni, una bellezza matura e consapevole: bionda, non molto alta, ma con un corpo armonioso che i vestiti leggeri da casa faticavano a contenere. Il suo fondoschiena, sodo e ben disegnato, attirò subito il mio sguardo mentre mi faceva strada verso la cucina.
"Guarda che meraviglia," esclamò con orgoglio, mostrandomi l'impasto che lievitava nella ciotola.
Ci sedemmo e stappammo subito un prosecco. Tra una chiacchiera e l'altra, la bottiglia finì in un soffio; l'intesa tra noi era palpabile, un filo invisibile che si tendeva a ogni sorriso.
Si alzò per prendere due delle mie birre, gelate. "Mi ci voleva un po' di fresco," commentò, passandosi la bottiglia sul collo. Guardai fuori dalla finestra: pioveva a dirotto e c’erano a malapena cinque gradi. Quando mi voltai perplesso, lei mi fissò con un sorriso malizioso: "Ti facevo più sveglio, sai?". Finsi di non capire, lasciando che la tensione salisse ancora.

Alle 18:00 il timer della cucina spezzò l'incantesimo. "Mi dai una mano?" chiese lei. Mi alzai e la seguii senza dire una parola, posizionandomi subito dietro di lei. Mentre stendevamo l’impasto, le mie mani iniziarono a sovrapporsi alle sue. Il calore della sua pelle era un invito.
"Allora, me la fai o no questa diavola?" le chiesi, sfiorandole l'orecchio con il respiro.
Lei si voltò appena, le labbra a un centimetro dalle mie: "Certo... anche se pensavo di bastarti io come diavola."
Dopo aver divorato le pizze e finito le birre, ci rifugiammo sul divano con una ciotola di fragole. L'atmosfera era ormai elettrica. "Potremmo guardare un film," propose lei, ma i suoi occhi dicevano altro.
"Oppure potremmo optare per qualcosa di meglio," risposi.
"Tipo cosa?" sussurrò, con lo sguardo languido di chi aspetta solo di essere preso.
La baciai. In un istante la passione esplose. Le nostre lingue si intrecciarono in una danza erotica e affamata. Le sfilai la maglietta, ammirando il contrasto della pelle chiara contro la penombra del salotto. Slacciai il reggiseno e il suo seno, grazioso e morbido, si liberò nelle mie mani. Mi fiondai sui suoi capezzoli, eccitati e turgidi, alternando piccoli morsi a lunghe leccate lente.
Anche lei iniziò a spogliarmi con urgenza, finché non restai in mutande. "Stenditi," ordinò con un tono che non ammetteva repliche. Eseguii, col fiato corto. Mi sfilò l'ultimo indumento e si ritrovò davanti alla mia erezione, già prepotente. Senza esitare, si avventò sul mio cazzo.
Fu un mix sublime di dolcezza e trasgressione. Aurora sapeva esattamente cosa fare: alternava suzioni profonde a carezze veloci con la lingua. Mentre la sua bocca calda mi avvolgeva, le afferrai la testa, guidando il ritmo del suo movimento su e giù. Gemevo senza ritegno, perso in quella sensazione paradisiaca.
"Oh sì... continua così, Aury... sto per venire!"
Sentendo quelle parole, lei accelerò. Le sue unghie si conficcarono nei muscoli delle mie cosce per darsi slancio, accogliendo tutta la mia lunghezza in gola in un ultimo, profondo affondo.
Venni con un sussulto violento. Un fiotto caldo le riempì la bocca; non riuscendo a trattenerlo tutto, una parte scivolò sul mio pube. Con una lentezza esasperante e sensuale, lei ripulì ogni goccia con la punta della lingua, guardandomi dritto negli occhi.

Poi si allungò su di me, dandomi un bacio leggero che sapeva di noi. "Ho il ciclo," confessò sottovoce, "per stasera non vorrei andare oltre." Mi baciò di nuovo, facendomi assaporare il sapore del mio stesso piacere. Ci rivestimmo lentamente, bevendo l'ultima birra in un silenzio carico di promesse. Ci salutammo sulla porta con un bacio infinito: era solo l'inizio di qualcosa di molto più piccante.
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